LO STRETCHING

Ditemi la verità, quante volte a settimana eseguite esercizi di stretching?

Qualcuno mi risponderà: Sempre dopo ogni sessione di allenamento! Mentre qualcun altro farà “finta di niente.”

E si perché gli unici esercizi di stretching che facciamo in modo consapevole durante la settimana sono quelli che troviamo alla fine della scheda di allenamento. Ho scritto “in modo consapevole” sapete perché?

Perché in realtà pratichiamo stretching anche nella vita quotidiana ma del tutto inconsapevolmente: pensate a tutti quei gesti che fate in modo spontaneo prima di fare un movimento o per cercare sollievo dalla fatica.

Ma che cos’è lo stretching?

Lo stretching è conosciuto con il significato di allungamento muscolare.

In realtà il concetto è un pochino più ampio: infatti lo stretching agisce sul muscolo e anche su tutte le componenti dell’apparato locomotore, sulle linee mio-fasciali e come finalità ha il miglioramento della flessibilità.

La Flessibilità è un parametro della capacità di escursione articolare, cioè della mobilità. Il mantenimento di buon livello di flessibilità è importante non solo ai fine della prestazione sportiva ma anche come prevenzione degli infortuni. Infatti la finalità di un programma di allungamento è di aumentare o mantenere la capacità di escursione articolare di una data articolazione agendo sulle strutture muscolo-tendinee responsabili del movimento che si produce in quella zona.

Lo stretching ha tutti i requisiti di un vero e proprio allenamento in quanto

  • Migliora la capacità di rilassamento
  • Migliora l’elasticità muscolare
  • Migliora la mobilità articolare
  • Migliora il tono muscolare
  • Migliora la postura
  • Libera e pulisce le linee mio-fasciali dalle tensioni
  • Idrata il tessuto fasciale

Inoltre influenza non solo l’apparato muscolo tendineo e articolare ma anche

  • La circolazione
  • La respirazione
  • Il sistema nervoso

permettendo a chiunque di avere una migliore percezione del proprio corpo.

Non esiste un solo metodo di stretching. La classificazione più semplice è in metodo statico e metodo dinamico, che, a loro volta, possono essere suddivisi in attivo e passivo.

Ora che abbiamo una visione più chiara di che cos’è lo stretching la domanda successiva è quasi automatica:

Ma quando e quanto fare stretching? Dopo l’allenamento? Prima? Per 20 minuti? Per 1 ora?

Innanzitutto è bene chiarirsi quale obiettivo ci siamo posti e come lo stretching può aiutarci a realizzarlo. Vi faccio qualche esempio: Se dobbiamo eseguire uno squat, inserire un esercizio di allungamento prima, può aiutarci a migliorare l’alzata, se invece abbiamo necessità di rigenerare i nostri muscoli, una sequenza di esercizi di allungamento posta dopo l’allenamento può aiutarci a eliminare tensioni o acido lattico.

Nulla vieta che possiamo integrare vere e proprie sessioni di stretching nella settimana se vogliamo acquisire flessibilità per migliorare la nostra performance o, ad esempio, alleviare il nostro mal di schiena e personalmente inserisco sequenze o esercizi di stretching anche nelle mie lezioni di Pilates.

Insomma che dire:

chi pratica stretching esegue una vera attività fisica che migliora l’allungamento muscolare e l’elasticità delle articolazioni ma soprattutto privilegia il benessere.